Protezionismo audiovisivo: il caso brasiliano

di Carolina Guarienti

Il grande dubbio quando si parla in “protezionismo televisivo” è ovviamente: sono d’accordo o no? È da mesi che ci penso, ma, se oggi credo che sia una gran cosa, domani forse mi accorgerò che non è così buono come sembrava prima. Il fatto è che ci sono così tanti pro e contro che la bilancia tende sempre a restare equilibrata. Nello specifico, mi riferisco alla Lei da TV à Cabo (Legge della PayTV), varata il settembre scorso in Brasile. La legge, tra altre modifiche, ha come obbiettivo primario quello di proteggere l’audiovisivo locale.

La nuova legge impone che da aprile 2013 in poi, nell’orario di maggiore audience (dalle 18:00 alle 22:00), mezz’ora debba essere dedicata alla produzione indipendente locale, in tutto 3 ore e mezza la settimana. Questo implica quindi che i canali internazionale delle grandi conglomerate americane, come Discovery, ESPN, Disney, Fox, Warner, HBO ecc., che di solito hanno il loro palinsesto fatto solamente di prodotti nazionali, devono adattarsi comprando prodotti fatti da case di produzione brasiliane indipendenti

Se paragonata alla legge Televisione Senza Frontiere, che prevede quote di 50% di prodotti fatti nell’Unione Europea, le quote brasiliane sono certamente più “leggere”.
Questi 30 minuti giornalieri possono sembrare pochi in un palinsesto di 24 ore, ma in realtà è molto per i produttori indipendenti locali. La O2 Filmes di Fernando Meirelles (Blindness e Cidade de Deus), un’importante casa di produzione nel mercato brasiliano ma certamente piccola se messa in relazione alla produzione americana, è già avviata su quattro nuovi progetti. La piccola Giros ha aumentato del 30% il suo gruppo di professionisti, per prepararsi alle nuove esigenze del mercato.

Dal punto di vista dello sviluppo quantitativo, è innegabile che la nuova legge sia positiva per i professionisti, ma secondo alcuni esperti, il protezionismo impedisce la libera concorrenza, l’arrivo di buoni prodotti stranieri e di conseguenza lo sviluppo qualitativo dei prodotti locali.

Inoltre, sorgono dubbi e polemiche: ma il mio serial? E il mio show preferito? Non sarà più trasmesso? Provo a rispondere: non credo che mezz’ora al giorno possa impedire qualcuno di vedere Grey’s Anatomy o l’ultima puntata di Big Bang Theory.
Se farà bene o male alla produzione locale, lo scopriremo più avanti.. Ma di tutto questo abbiamo una certezza: con il mercato “riscaldato” e in crescita del 27% all’anno, lo sviluppo di piccole case di produzione crea nuove opportunità di lavoro e nuovi e freschi prodotti audiovisivi. Le premesse sembrano buone.

Annunci

One thought on “Protezionismo audiovisivo: il caso brasiliano

  1. Articolo, legge e riflessione interessante. Mi trovo d’accordo con questa nuova legge e la proporrei anche in Italia, purché il livello qualitativo dei prodotti sia alto. Certo, non mi aspetto i grandi effetti speciali e visivi delle serie Made in USA, ma almeno delle sceneggiature coinvolgenti e delle inquadrature ad hoc. Questo dovrebbe valere sia per la tv brasiliana che, eventualmente, per quella italiana.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...