Di adolescenti e di verosimiglianza: Spring Breakers

di Beatrice Lorenzini

Io odio i teen-movies. Li detesto con tutta me stessa. Mi rendo conto, però, di essere arrivata a un’età in cui devo essere onesta innanzitutto con me stessa, è il momento di fare coming out. La verità è che, pur detestandoli, ogni volta che mi capita di vederne uno fino alla fine, mi commuovo. E sono sempre lì a fare il tifo per quei ragazzini al grido di “Fagliela vedere a quella s***** che la bellezza esteriore non è tutto!” piuttosto che “Dai che ce la puoi fare a vincere questa gara di ballo e superare così i problemi con i tuoi genitori!”. Insomma, faccio parte di quella larga fetta di popolazione a cui, quando viene chiesto se guarda programmi come MTV Made, si vergogna ad ammetterlo. Ma la verità è che a tutti piace immedesimarsi in persone che riescono a conquistare un meritato lieto fine. Per questo detesto i teen-movie. Perchè quei ragazzini ce la fanno sempre, contrariamente alla dura realtà.

Insomma, non c’è niente da fare, le avventure di vita dei teen-agers funzionano alla grande perché tutti vorremmo essere (o essere stati) nei loro panni quando stringevano trofei e facevano vedere al mondo che valevano qualcosa. È vero che il tema del successo nella vita non è prerogativa solo del teen-movie, tuttavia ho voluto prendere questo genere cinematografico come esemplare, per parlare di un film uscito al cinema da poco: Spring Breakers, l’ultima fatica cinematografica di Harmony Korine.

Uscito in Italia il 7 marzo scorso con il discutibile titolo Una vacanza da sballo, questo film ha già fatto parlare molto di sé. Spring Breakers, infatti, conta già estimatori e detrattori dalla sua presentazione lo scorso settembre a Venezia. Sulla carta, è difficile capire cosa aspettarsi da questo film. Avendo un po’ di dimestichezza con la filmografia precedente di Korine, ci si dovrebbe preoccupare subito nel realizzare che il cast è composto da alcuni tra i teen-idols più celebri degli ultimi anni. Da Vanessa Hudgens, star della serie di film Disney High School Musical, a Selena Gomez, altra attrice cresciuta e allenata nelle scuderie Disney e recentemente salita agli onori della cronaca per la relazione con il leader indiscusso delle ragazzine Justin Bieber. Non proprio il clima underground in cui Korine si è sempre mosso, insomma.

Quattro ragazze, amiche da sempre, decidono di passare la pausa di primavera all’insegna del divertimento. Musica a palla, bikini e alcol: la Florida sembra a portata di mano, se non fosse che le nostre eroine non hanno soldi propri da investire in questa vacanza. Fin qui, tutto bene: ci apprestiamo a guardare un americanissimo viaggio di formazione di quattro ragazzine, da miglior tradizione targata gemelle Olsen. Tuttavia il film prende una piega inaspettata nel momento in cui Faith, Candy, Brit e Cotty rapinano un fast food per procurarsi i soldi del viaggio. Il divertimento sfrenato della vacanza viene poi interrotto dall’arresto delle ragazze che conoscono in questo modo l’altro protagonista del film: Alien (James Franco), prototipo del white trash più becero.

A scanso di equivoci, Spring Breakers non è un teen-movie e sono convinta che nemmeno voglia presentarsi come antitesi di questo genere. Con questo film, Korine fa un’operazione molto più interessante: le più tradizionali armi del teen-movie, dal pretesto narrativo del viaggio di formazione alla scelta di un cast facilmente identificabile con un ben definito genere cinematografico, vengono impugnate e rivolte contro il genere stesso, senza snaturarlo, ma compromettendolo irrimediabilmente. Spring Breakers è un Cavallo di Troia. Sotto le spoglie di un teen-movie si nasconde un esercito di inquietantissime figure talmente estreme, nei loro caratteri, da sfondare il muro della verosimiglianza e avvicinarsi pericolosamente a quelle della generazione che sono chiamate a rappresentare.

Perciò, lo dico senza mezzi termini, io ho adorato Spring Breakers, trovandolo paradossalmente più verosimile di tanti film sugli adolescenti, nonostante il fatto che l’intera narrazione si situi all’interno di una “rottura” – break – dalla realtà di tutti i giorni. Personalmente poi, sono convinta che questo film si faccia interprete di una generazione di adolescenti al pari di un prodotto come Girls, che si occupa di incarnare la fascia d’età subito superiore. Forse è un paragone che farà storcere il naso, ma credo fermamente che il realismo a tutti i costi di Girls non si allontani di troppo, almeno a livello concettuale, dall’estremizzazione della realtà messa in scena dal film di Korine.

È evidente che la verosimiglianza non dovrebbe essere necessariamente argomento di discussione quando parliamo di finzione cinematografica. Tuttavia, questi sono tempi in cui, complice anche la crisi economica mondiale, le giovani generazioni sembrano ancora intorpidite dal sogno che le vedeva come protagoniste di un successo assicurato.
E forse, per svegliarsi definitivamente in quello che si sta rivelando un presente sconfortante, l’estremismo visivo e narrativo di film come Spring Breakers si rende necessario per accettare la cosa e andare avanti. L’alternativa, d’altra parte, è quella di continuare a prestare orecchio all’eterna favola raccontata dai teen-movies (ma non solo) e, al pari delle protagoniste di Girls – Hannah in testa – e del loro naturale pubblico di riferimento, rimanere vittime di una promessa ingannevole.

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