Warm Bodies e l’equivoco dello zombie twilightizzato

di Laura Mugnai

Mercoledì 16 gennaio è stato presentato in anteprima mondiale a Roma, un particolare zombie movie, Warm Bodies, uscito ufficialmente il primo febbraio negli Stati Uniti (con un rating pg-13) e il 7 febbraio in Italia, distribuito dalla Lucky Red.

Dovunque nel mondo il film ha provocato lo sconcerto degli appassionati del genere e uno dei motivi è manifesto sin dal trailer: “Dai produttori di Twilight”. La Summit Entertainment, tra le cose, ha infatti prodotto per intero la saga conclusasi da poco. Nel 2010 la casa ha acquistato i diritti del romanzo di Isaac MarionWarm Bodies, e ha scelto Jonathan Levine (Fa la cosa sbagliata, 50 e 50) per la regia.

Nella devastazione di un mondo postapocalittico un giovane morto vivente (Nicholas Hoult) non ricorda nulla della sua vita passata, se non che il suo nome iniziava con “R”. Incontra l’umana Julie (Teresa Palmer) che salva dai propri simili poiché mosso dall’inspiegabile desiderio di proteggerla. Da questa strana amicizia un nuovo contagio sembra diffondersi fra gli altri morti viventi, conducendoli a riprendere contatto con l’umanità perduta e ad opporsi alla sete di sangue degli zombie all’ultimo stadio (quelli che R chiama “ossuti”).

The Hollywood Reporter parla di una via di mezzo tra Twilight e L’alba dei morti dementi, il cui sceneggiatore e attore principale, Simon Pegg, ha definito il libro di Marion “un’ affascinante evoluzione di un classico mito contemporaneo”.

Il fatto che la casa di produzione sia la stessa non significa che ne ricalchi trama e ambizioni. Anche il punto di vista non è quello di un’adolescente umana innamorata, bensì è quello del non umano.
Vampiri e licantropi buoni non sono certo una novità sul grande schermo, un po’ diverso è il caso se il protagonista è uno zombie. Difatti, escludendo poche eccezioni come il burtoniano La sposa cadavere, mai ha rivestito il ruolo di un personaggio positivo. In questo caso gli viene addirittura affidata la narrazione in prima persona. L’unico famoso precedente è forse I, Zombie – A Chronicle of Pain (1998), un horror inglese low budget che adotta il punto di vista di un uomo e la sua lenta e drammatica metamorfosi in zombie.

Levine, più che ricalcare i topoi del genere, pare intenzionato ad evitare il confronto quasi obbligato con la saga prodotta dalla Summit. Cosa che conferma anche Hoult (l’ex moccioso di About a Boy, nonché protagonista delle prime due stagioni di Skins) il quale, presente all’anteprima romana, ha dichiarato: “Ho accettato di farlo perché mi sembrava una sfida far funzionare un personaggio simile (…) non ho voluto nemmeno vedere i film di Twilight prima delle riprese proprio per non esserne influenzato”. L’attore inglese ha inoltre aggiunto che, sebbene Marion abbia da poco annunciato sul suo blog un prequel intitolato The New Hunger, almeno per ora non sono previsti capitoli successivi.

Tali premesse non sono bastate a evitare l’ira dei cultori del genere, che più di una contaminazione da parte dei vampiri teenager non concepiscono zombie in grado di innamorarsi o di ragionare. Per amor di onestà occorre però ricordare che -tanto per citare un precedente- anche i mostri di George A. Romero in La terra dei morti viventi (2005) erano in grado di articolare pensieri elementari.

Warm bodies affronta lo zombie movie da un punto di vista inconsueto senza nulla togliere all’immaginario cinematografico collettivo (aggiungendo semmai qualche regola, come si evince dalla trama).
Fortunatamente per Marion e Levine, strappi alle regole e variazioni sul tema non sono mancati in passato, concedendo loro perfino di riportare letteralmente gli zombie in vita. Morti viventi che quindi distolgono l’attenzione dal desiderio di carne umana per muovere i primi passi verso una somiglianza con le loro abituali vittime.

Zombie twilightizzati quindi? Non sembrerebbe. Risvolti teen vagamente idilliaci sono inevitabili, non fosse altro perché al centro di tutto vi sono due protagonisti poco più che ventenni. Ciò nonostante i puristi del genere e i fan di Romero possono stare tranquilli: non intendo giudicare le qualità estetiche del film, tuttavia ritengo che Warm Bodies abbia in sé elementi sufficienti per allontanarsi dalla parentela con la saga scritta da Stephenie Meyer e rientrare nella categoria dei film di zombie, anche solo come fenomeno isolato.

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