Italia2013.me: la politica si fa su Twitter

di Mario Palomba

Le imminenti elezioni politiche si preparano ad essere – e anzi, già lo sono – le più tecnologiche di sempre. Non tanto per la modalità di voto, quanto perché, già da tempo, i politici guardano con vivo interesse ai nuovi media e ai social network, consacrati da tutti come medium ideali per far passare i messaggi elettorali. Twitter, nello specifico, risulta essere quello più adatto ai commenti e alle discussioni, grazie all’incisività dei messaggi – cosiddetti tweets – indotta dal limite dei 140 caratteri. Ma cosa ci dicono questi tweets delle elezioni? In che modo ce lo dicono?
L’ho chiesto ad Emanuela Zaccone e Massimiliano Spaziani, social network analysts di Italia2013.me.

Italia2013 raccoglie dati e informazioni provenienti dai social network analizzandoli in maniera da raccontare le elezioni dal basso. Com’è nata questa idea?

L’idea di Italia 2013 nasce da Riccardo Luna (Repubblica) e Marco Pratellesi (Corriere della Sera), con l’intento di mettere in piedi un “esperimento” collettivo di narrazione delle elezioni di questo febbraio per “imparare a fare giornalismo con i social media”, come ha scritto Riccardo su Huffington Post Italia. Noi siamo stati coinvolti nel progetto per la parte di analisi e monitoring delle conversazioni che si sviluppano su Twitter e dei comportamenti degli utenti (Social Network Analysis). Anche il nostro è un esperimento in fieri (come abbiamo spiegato nella sintesi della prima settimana di Italia 2013), un banco di prova di software ed indicatori su cui lavoriamo ormai da qualche anno, con in più il focus sulla politica che – con le elezioni regionali siciliane prima e con primarie e ballottaggi del centro-sinistra in seguito – ci appassiona particolarmente.

Come funziona la ricerca dei tweet?

Il crawling dei tweets si basa su un set di keywords che abbiamo impostato e che arricchiamo costantemente con l’emergere di nuovi hashtag, account, parole chiave. Mediante le API di Twitter le informazioni raccolte vengono elaborate attraverso un software da noi sviluppato e quindi analizzate con i nostri indicatori e modelli.

E viene considerata solo la quantità dei tweet o anche la qualità (tweet positivi vs tweet negativi)?

Per Italia2013.me curiamo solo la parte quantitativa ma arricchendola con commenti qualitativi due volte al giorno e con una sintesi della settimana. In generale, non crediamo nell’attribuzione del sentiment automatico per la lingua italiana: abbiamo una lunga esperienza in tal senso. Abbiamo testato vari tool, ma alla fine ci siamo resi conto che nessuno superava il 65% di affidabilità: un po’ poco per essere considerato valido.
Al MIT di Boston (dove siamo stati qualche mese fa) stanno studiando il problema: la lingua italiana (ma non solo) e la complessità dell’attribuzione di un sentiment automatico sono oggetto comunque di varie ricerche.

Quello che molti si chiedono è se Twitter sposti voti. Più in generale, analizzando Twitter si può prevedere un risultato elettorale?

Le premesse della domanda sono errate. Pretendere un’equivalenza tra Twitter accounts ed elettorato non è plausibile. E non solo perché la base utenti Twitter italiana – poco meno di 3 milioni – è ristretta e nella maggior parte dei casi non corrisponde a livello demografico agli elettori.
Ma soprattutto perché monitorare ed analizzare le conversazioni che si sviluppano su Twitter non significa avere una fotografia dei risultati elettorali, né essere particolarmente attivi sulla piattaforma di microblogging si traduce necessariamente in voti. Renzi ne è stato la dimostrazione più palese ed anzi, c’è mancata correlazione (o si manifesta tardivamente come per le elezioni siciliane) non solo tra volumi di tweets e risultati elettorali ma anche tra i primi ed i sondaggi.

 “Avere dati a disposizione non significa avere tutte le risposte intorno ad un determinato tema, ma offre la possibilità di porsi le domande giuste e di poterle condividere con gli altri” [http://www.chefuturo.it/2013/01/italia2013-i-dati-le-analisi-la-partecipazione/]

E allora che osservazioni possiamo fare?

Una cosa molto interessante che abbiamo rilevato è che il vero traino delle conversazioni è la TV: gli italiani amano commentare su twitter ciò che stanno guardando (si veda anche la nostra analisi per lo show di Benigni del dicembre scorso).

Poi, come abbiamo osservato, al di là della crescita delle conversazioni man mano che si avvicina il turno elettorale, è interessante esaminare il comportamento degli utenti su Twitter e la loro scelta di citare o meno gli account ufficiali dei candidati premier. Pensiamo a Berlusconi: fino al 2 febbraio l’account registra un totale di quasi 80.000 retweet e mention, mentre sono oltre 195.000 i tweets in cui viene utilizzato l’hashtag #Berlusconi. Un discorso simile potrebbe essere fatto anche per gli altri candidati. Basti guardare la comparazione tra hashtag e mention negli ultimi 30 giorni.

Questa differenza di dati tra mention e retweet, fa supporre che non sia facile risalire alle preferenze elettorali di chi tweetta, insomma è impossibile dire da che parte sia “schierato” Twitter.

Twitter è lo spirito del momento. C’è conversazione, dialogo, divertimento, contrasto, diffusione di notizie. Parlare di schieramento sarebbe fuorviante.

Non mi resta quindi che invitarvi, se interessati, a guardare gli aggiornamenti giornalieri su Italia2013.me e Aidamonitoring o seguire su Twitter – ovviamente – i rispettivi account: @Italia_2013 e @AIDAMonitoring.

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One thought on “Italia2013.me: la politica si fa su Twitter

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