Kubrick – una storia SUL porno

di Valentina Marzola

Non è una novità che la TV stia perdendo spettatori. Il web sta prendendo piede; come dire, oggi Internet è ciò che la TV era tra gli anni ’50 e 2000. Ed è per questo che, anche se con un dignitoso ritardo, le web serie stanno finalmente compiendo la loro scalata.
In questo contesto, anche le web serie italiane fanno la loro bella figura. Non a caso ultimamente due celebri festival, come il new entry “Internet Festival” di Pisa e il “RomaFictionFest”, hanno dato largo spazio a questo nuovo genere di produzione.

Per ora, per quanto riguarda il panorama italiano, l’unica casa di produzione televisiva che ha deciso di buttarsi nel nuovo campo del web entertainment è Magnolia Fiction con Kubrick – Una storia porno, grazie alla lungimiranza di Rosario Rinaldo, responsabile del settore fiction.

Che sia l’apripista per una nuova era di produzione? Le case di produzione o altri importanti finanziatori si accorgeranno del potenziale di questi prodotti? Dando una sbirciatina all’estero, persino Toyota negli ultimi anni ha deciso di finanziare una web serie, Web Therapy, convertita oggi in sit-com televisiva. Per non parlare della Fiat che si è buttata sulla produzione di Wainy Days, altra celebre web serie targata USA.

Ma torniamo a noi. Costata 80.000 euro, budget stellare per una web serie italiana ma anche estera, Kubrick narra della disavventura di tre giovani cineasti alle prime armi che, per uno strano equivoco, incappano in un produttore di film porno. In cerca di un finanziatore per un loro film nel cassetto, l’unico che concede loro una certa somma di denaro sarà proprio quest’ultimo. Come è prevedibile, saranno obbligati a girare un porno, se vorranno quei soldi. Accettare o no, questo è il dilemma. Risolto in tre secondi. Accettano.

Per ora le puntate sono tre, caricate sul canale Youtube dei The Jackall, collettivo indipendente napoletano, celebre per varie altre produzioni per il web come Gay Ingenui e The Washer. Inoltre Kubrick, nato dalla penna di La buoncostume e sotto la regia di Ludovico Bessegato, non è una semplice web serie recitata da attori alle prime armi. Non mi ci è voluto molto infatti per capire che il viso di uno dei protagonisti, Dante, mi era familiare. Ebbene, vi ricordate I liceali, serie televisiva andata in onda su Canale 5 qualche anno fa? Ecco, è il nostro Dante, nella realtà Lorenzo Richelmy, ad aver recitato nei panni anche di Cesare, uno degli studenti della serie.

Insomma, con i suoi 700.000 contatti e Porn to be alive, sigla composta appositamente da Immanuel Casto (che se aguzzate la vista vedrete anche tra i provinanti per il porno nell’episodio #2) Kubrick, dopo soli 3 mesi dall’uscita sul web, sembra stia scalando la vetta. Eguaglierà le cifre dell’ormai celeberrimo Freaks!, sull’onda dal 2011 e ora in onda sulla TV ufficiale?

Ma cerchiamo di tirare le fila di quest’idea. Prima di tutto, in un’intervista a GQItalia, Ludovico Bessegato afferma che Kubrick non è nata per il web, ma viste le potenzialità di Youtube, non c’è voluto molto prima di capire che questo prodotto poteva funzionare meglio in rete che in TV. Senza contare la tematica: la pornografia. Eterno tabù nella cultura italiana. Ecco le parole di Ludovico Bessegato

“In realtà non volevamo parlare di porno, ma raccontare la storia di sei ragazzi come tanti, usando un approccio alla Full Monty. Nel film di Peter Cattaneo si parla sì di spogliarellisti, ma si usa questo espediente per raccontare l’Inghilterra della Thatcher, la crisi delle acciaierie e via di seguito. I protagonisti di Kubrick sono dei ragazzi di oggi che vogliono dire la loro in un mondo in declino come quello del cinema e attraverso di loro raccontiamo i disagi, i sogni e le aspirazioni di persone normali. Poi, naturalmente volevamo anche investigare un tabù, un prodotto che si consuma, ma farlo attraverso una via comica nuova.”

In fondo, è vero. Almeno una volta nella vita ogni studente di cinema l’ha pensato “Perché non fare un porno?”. E comunque, il mercato c’è: a quanto pare Milano e Roma sono le capitali di YouPorn.
C’è per fortuna chi lo sa fare con stile. E con quel sense of humour che risolleva la giornata.

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9 thoughts on “Kubrick – una storia SUL porno

  1. A me Kubrick – La serie è piaciuta. Strizza l’occhio al porno, ma è molto divertente. Sui The Jackall avrei citato ‘Lost in Google’ che per me rappresenta il loro capolavoro. Ma ammetto che anche i due elencati riescono sempre a stapparmi un sorriso. Altro appunto: nel cast è presente anche Lorenzo Patané. Lo conosco solo io? Si, mi è capitato di guardare ‘Tempesta D’amore’, lo ammetto.

    • Certo!Lost in Google è sensazionale,veramente geniale!ma posso dirti che tutti gli sketch che ho trovato sul loro canale Youtube sono stati una scoperta!Apparte Gay ingenui, anche Back to the future, Mission:Facebook..eccezionali..con poco budget si possono comunque fare delle cose stupende..ti fa sentire spaventosamente libero,non trovi?

  2. Non ho mai visto ‘Kubrick’, ma ci darò un occhio solo per Lorenzo Patanè e la sigla di Immanuel Casto. Scherzo, ovviamente, sembra un prodotto divertente e l’idea è carina. Mi sto avvicinando da poco alle web series e mi piace pensare che siano una nuova e fresca opportunità per giovani di talento che escono dall’università (o anche no) con tanta voglia di fare, creare, ma senza un soldo. Anche se per ‘Kubrick’ e altre web series i soldi ci sono (80.000 euro? e noi dove li potremmo trovare?), sono convinta che sul web possano esistere prodotti di qualità anche NO BUDGET (perchè low budget mi sembra un’esagerazione). Intanto mi appresto a vedere l’episodio pilota.

  3. Kubrick è davvero carina come serie (quanto meno i tre episodi sono simpatici).. è inquietante venire a sapere che sono stati spesi 80.000€ per realizzarla.. soprattutto perchè tecnicamente non ha osato niente.. i tanto osannati “Lost in Google” e “Freaks!” (prima stagione) hanno osato tantissimo spendendo almeno 1/80 di quanto fatto per Kubrick…

  4. Ieri è uscito su YouTube il prequel di ‘Kubrick – Una Storia Porno’. Si chiama ‘Le Cose Brutte’ e racconta le vicende dei tre ragazzi prima che iniziassero a lavorare per il porno.

  5. Pingback: The Pills: breve intervista | Fuori Corso

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