Gli spot del canone Rai, ora senza zucchero

di Fix

Sui canali Rai ci si imbatte in una pubblicità singolare. Un video che propone alcuni modi originali per usare il proprio televisore: lo si può trasformare in una simpatica cuccia e, perché no, anche in un grazioso acquario. Uno pensa di guardare la pubblicità di Paint Your Life e proprio quando comincia ad apprezzare le proposte, capisce che invece è il nuovo spot del canone RAI.

Oggi costruiremo un acquario… con il nostro televisore!

La pubblicità del canone è sempre stata interessante per diversi aspetti. Eccone i due più importanti. Primo: perché non sponsorizza un qualsiasi prodotto di consumo, ma un oggetto invendibile: un’imposta. Secondo: per la curiosità di vedere cosa si inventano ogni anno quelli di viale Mazzini per farcelo sorbire.

Quella del canone non è una pubblicità progresso o una campagna sociale, ma una promozione vera e propria. Questo potrebbe essere un primato a livello europeo: l’unica imposta pubblicizzata come le merendine e le bibite gassate. Il secondo primato del canone invece è di essere l’imposta più odiata dagli italiani.

Bisogna però ammettere il fascino di questo tipo di promo: perché ci vuole dell’arte per vendere un prodotto che non piace a nessuno. E ci vuole tatto per non far pesare il fatto che quello che si sponsorizza è un obbligo.

Brainstorming per gli spot de canone. Uffici RAI – distaccameto di Madison Avenue, NYC

Nel corso degli anni la pubblicità del canone Rai è riuscita, tra alti e bassi, a creare un’elegante illusione di scelta: convincendo a sottoscrivere un finto abbonamento. Lo testimoniano una galleria di slogan e situazioni disparate: da “Grazie ad ogni abbonato Rai possiamo offrire a tutti un anno di emozioni” a “Rai: un viaggio lungo un anno”, dove, nella metafora, il servizio pubblico è un torpedone e, chi non paga il canone, scende….

Ci sono state scenette per tutti i gusti: da quelle barocche, a quelle divertenti, fino alle più imbarazzanti. Tutte contenevano quel pizzico di zucchero che serviva a mandar giù la pillola: il canone non veniva mai chiamato imposta e non le assomigliava nemmeno: era un abbonamento.

Del resto, è difficile spiegare perché si debba pagare un’imposta per un servizio così strano come quello della tv. E ancora più difficile è spiegare perché in realtà l’imposta non sia sul servizio, ma sull’elettrodomestico che lo veicola. Molto più semplice far finta che fosse un contratto sottoscritto liberamente dallo spettatore. Per di più, lo spettatore pagando l’abbonamento era contento: poteva a tutto diritto lamentarsi di ciò che non gli piaceva in tv perché era un finanziatore.

Basta un poco di zucchero e il canone…ehm…l’abbonamento va giù

Ultimamente invece in Rai hanno riscoperto l’amore per la chiarezza e la trasparenza e hanno smesso del tutto di indorare la pillola: ora somministrano direttamente la supposta della verità.
L’ultimo spot, tra un bricolage e l’altro, lo dice chiaramente e senza troppi giri di parole cosa sia il canone.

Che fosse una tassa lo si sapeva già, ma dirlo così direttamente ha lasciato tutti un po’ straniti. Ma è il modo con cui lo hanno detto che lascia più scossi: come si sottolinea qui, la cosa più brutta dell’ultimo spot è l’evidenziare che l’imposta non è legata tanto ai contenuti – la televisione – ma al contenitore che li veicola, il televisore. Il succo è: non importa se guardi Giletti o ci grigli la carne, se hai un televisore (anche se non lo usi), paghi il canone. Una rivoluzione del concetto di Servizio Pubblico: sono Sony, Panasonic ed affini a fornirlo, non la Rai. Ma… come si fa con i computer?!

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5 thoughts on “Gli spot del canone Rai, ora senza zucchero

  1. Oltre ai computer, c’è la possibilità di vedere la tv anche sui cellulari. Ho il sospetto che il prossimo anno si espanderà anche ai vari supporti. Chissà che spot s’inventeranno!
    La tassa sull’apparecchio televisivo è una gran presa in giro, andrebbe eliminata. Altrimenti perché non far pagare una tassa pure per il frigorifero e il tostapane? Preferisco di gran lunga i canali privati (come SKY o quelli del digitale terrestre), che almeno si fanno pagare per un Servizio, più o meno di qualità, e il cittadino Sceglie se è opportuno averlo (e dunque pagarlo) o no.

  2. ho apprezzato il taglio del post e trovo interessante l’osservazione fatta a proposito del fatto che si tratta di veri e propri spot (anche ben fatti, a dire il vero) su un’imposta. e’ davvero una rarità? sarebbe interessante andare a verificare questo aspetto.

  3. Partendo dal presupposto che considero il canone l’ennesimo furto agli italiani, che zitti zitti si fan prendere soldi in modo insensato, rendo atto allo spot di aver eliminato i giri di parole. Almeno, come dici nell’articolo, ora dicono le cose papali papali, usando la parola imposta..e comunque …beh “il nostro impegno continua tutto l’anno” – come dice nello spot – mi sembra un po’ grossa..manco mia nonna guarda più la televisione perché dice che è troppo noiosa e invecchiata..

    PS:mi ha fatto molto sorridere lo spot anti-evasione, già dalla prima volta che lo vidi…vogliamo iniziare la lista di coloro che dovrebbero iniziare a pagare le tasse?…povera Italia…

    • Certo che da come scrivi tu sei uno dei tanti contenti a pagare sta scemenza anche quest’anno!
      Lo spot sarà divertente a te ma a me,pare una presa per il culo che non ha eguali nela storia!
      Fammi capire….dicono papale papale che è una tassa ma però alla fine di tutto lo chiamano ancora canone(come d’altronde è scritto sul bollettino che paghi).
      Quindi…non capisco….E’ un canone che sei obbligato a pagare?
      E’ come se Sky mi obbligasse a pagare il suo abbonamento….Ridicolo!
      Ma anche ammesso che fosse una tassa…Ti chiedo:quando hai acquistato la TV c’è stato un’atto notarile che ne certifica proprietà?
      Già perché di questo si tratta….lo dice lo spot stesso!
      Hai una tv?
      Non importa che cazzo ci fai,devi darci i soldi perché la possiedi!
      E di grazia…dove è registrata questa televisione a mio nome(io non ho alcun abbonamento sky)?
      C’è qualche documento che attesta che io possiedo la televisione numero tizio matricola sempronio?
      Gente…svegliatevi!
      Se continuate a pagare,sta pagliacciata non finirà mai!
      Mandate una bella raccomandata A/R a Rai Torino abbonamenti dicendo che avete una TV che intende suggellare.
      Pigliate il vostro bel TV rotto(magari recuperato in una discarica)e lo piazzate in solaio in attesa che vengano un giorno a prenderlo(già,proprio così…Sono loro che poi devono venire a ritirarlo).
      Naturalmente molti non sono al corrente del fatto che nessuno di quanti ha fatto questa procedura ha mai visto un qualsiasi funzionario venire a ritirare la TV.
      Ennesima presa per il culo….strano però…Appena non paghi ti continuano a rompere i maroni ogni anno con lettere più o meno intimidatorie.

  4. Quando penso al classico abbonato Rai mi viene sempre in mente lo spettatore sanremese, quello seduto in prima fila al teatro Ariston che, con uno sguardo più o meno inebetito, per non so quale meraviglioso merito, viene applaudito da una platea quando, indicato dal presentatore di turno, è invitato ad alzarsi e a mostrarsi a tutti, come esempio per tutti gli “smemorati” che non hanno pagato LA TASSA…il vecchio canone…eh! eh!

    In effetti, è sempre interessante guardare la storia di altri paesi.
    Prendiamone uno a caso: ecco, la Germania che in questo periodo va tanto di moda! I tedeschi sanno il fatto loro: Angela Merkel è riuscita a far passare una riforma che svincola il pagamento del servizio tv dal possesso effettivo dell’apparecchio tv( smartphone, tablet, ect…).
    In altri termini, il canone viene trasformato in un «contributo infrastrutturale» che tutti i coabitanti di uno stesso alloggio sono tenuti a pagare per avere la possibilità di ricevere il segnale e godere del servizio pubblico radiotelevisivo. In breve, anche se quella tassa non la devono pagare direttamente, lo stato se la prende automaticamente dalle loro tasche. L’Italia segue a ruota…

    La legge è obsoleta, dovremmo iniziare ad alzare la voce…
    Nel passato l’apparecchio tv era legato all’emittente. Oggi posso fare tutto quello che voglio con la tv: la posso utilizzare come schermo per il mio pc, posso vedere un blu ray, posso collegare una console, la posso lasciare in balia della polvere… POSSO ANCHE NON VEDERE I CANALI RAI. INSOMMA siamo costretti a pagare il canone, non perché guardiamo la Rai, ma perché teniamo in casa uno strumento audiovisivo.

    La legge dice che se io ho uno strumento audiovisivo io DEVO pagare il canone. Ora lo strumento audiovisivo è anche il computer, il cellulare, qualsiasi dispositivo adattabile alla ricezione del segnale televisivo, quindi, per legge, devo pagare il canone in qualunque caso.

    IL PICCOLO PROBLEMA è che questo è un decreto regio emanato solo nel 1938. http://sosonline.aduc.it/normativa/canone+rai+regio+decreto+legge+21+febbraio+1938+246_12615.php

    In un’epoca di cambiamento e continuo aggiornamento, non sarebbe opportuno rivedere questa legge? Naturalmente fino a quando staremo in silenzio faremo il gioco di una “politica del furto autorizzato”, facendo in modo che le cose continuino a rimanere tali e quali.

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