Ladri di biciclette: l’evidente affare

di Antonino Ingrà

Bologna è una città ricca di storia, di architettura e attiva da moltissimi anni nella produzione e promozione culturale di ogni genere: cinematografica, musicale, artistica. Bologna, come molte altre città, ha un problema: quello della delinquenza, dei grandi e piccoli furti, tra i quali il più diffuso è senz’altro quello delle biciclette.
Non fatichiamo dunque a capire perché, nella primavera del 2011, alcuni ragazzi decidono di indagare sulla radice del problema, scegliendo questa tematica per un progetto documentaristico.

Nasce così L’Evidente Affare, breve documentario realizzato da studenti Unibo del Corso di Laurea Magistrale in Cinema Televisione e Produzione Multimediale, per il Laboratorio Audiovisivo 2 di Mirella Carrozieri. Gli autori sono Sabina Andrisano, Francesca Catalano, Domenico Chieppa, Shirin Ghader, Anna Golaszewska, Meng Liu, Ferdinando Maistrello, David Raguni, Ludovico Renna, Marco Selva, Akio Takemoto, Enrico Turci e Valentina Vinchesi. Ragazzi probabilmente alla loro prima esperienza documentaristica.

L’Evidente Affare illustra i meccanismi del mercato nero delle biciclette tramite i racconti di chi vive in prima persona l’esperienza del furto. Non esprime giudizi personali sulla faccenda, piuttosto raccoglie e presenta la realtà dei fatti, lasciando spazio alle soggettive verità della gente intervistata.

Fotografia di Enrico Celesti

I riflettori vengono puntati sulla gente che ha subito il furto, sulle loro sensazioni e frustrazioni. Ma soprattutto si indaga sui pensieri e le opinioni di chi il crimine lo commette, i ladri insomma. Alcuni non hanno problemi a mostrare il proprio viso, altri invece scelgono di nasconderlo dietro uno schermo nero e un nome privo di cognome.

Attraverso una serie di interviste veniamo a conoscenza delle motivazioni che spingono a commettere questi piccoli furti, i metodi, gli strumenti usati e la loro personale etica. Scopriamo inoltre che c’è chi sostiene di essere vittima di un sistema sociale e lavorativo, dichiarando di agire per disperazione, e chi spavaldamente ammette di commettere furti per pura passione. Una vera e propria raccolta di pensieri e affermazioni, talvolta ambigui e contrastanti, ma decisamente reali.

Fotografia di Enrico Celesti

Il documentario mostra vari aspetti che gravitano intorno alla bicicletta ed è interessante notare come questa negli anni abbia cambiato radicalmente ruolo e valore. Con una bicicletta rubata Franco B. sostiene di riuscire a guadagnare 20 euro, e con quei soldi, una volta divisi con il suo socio, non gli rimane altro che poter comprare a malapena le sigarette.

Non posso fare a meno di pensare ad Antonio Ricci, protagonista sventurato del film Ladri di Biciclette (Vittorio De Sica, 1948). Per lui la bicicletta era l’unico mezzo per poter lavorare, per ottenerla aveva dovuto dare in pegno le lenzuola e una volta che gli fu sottratta diventò per lui una vera e propria ossessione.
Oggi le reazioni sono diverse, rari sono i casi in cui chi è vittima di un furto simile non possa ricomprarne un’altra. Il costo del mezzo si è abbassato, ma anche il suo valore simbolico si è ridimensionato: Antonio, spinto da un senso d’ingiustizia, verso la fine del film ruba goffamente una bicicletta con scarsi risultati, subito fermato e aggredito da un’intera folla. Nel documentario, invece, quello delle biciclette emerge come un reato minore, che non provoca più reazioni simili al film di De Sica.

La soluzione sembra venire infine dalle ciclofficine: luoghi dove è possibile portare la propria bicicletta per aggiustarla o migliorarla. Uno spazio comune dove si condivide l’esperienza e la conoscenza, dove ci si aiuta e si acquisiscono competenze. Un ambiente sociale aperto, dove l’importante è vivere lo spazio in modo partecipato.

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One thought on “Ladri di biciclette: l’evidente affare

  1. Oltre a quanto già detto nell’articolo, questo documentario ha il merito di aver scoperto Franco B, il mio nuovo caratterista italiano preferito: guardatevi il video al minuto 4:34 e scoprirete la battuta che me lo ha fatto amare. Ma non perdetevi le altre sue perle sparse in giro ed il suo commovente messaggio finale (minuto 11:11). Attenzione però al mimo con la perversione per le biciclette ed i loro campanelli: potrebbe spaventare i più piccoli, a me infatti ha messo angoscia…

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