“Live Action Toy Story”: giocattoli reali, in vera plastica e tessuto

Di Antonino Ingrà

Chi non ricorda le avventure del cowboy Woody e dello space ranger Buzz Lightyear, i favolosi protagonisti di Toy Story – Il mondo dei giocattoli (John Lasseter, 1995) realizzato dalla Pixar? Beh, immagino tutti. In quanti l’avete amato? Ovviamente tutti. Ma vi assicuro che esiste chi l’ha amato più di tutti noi, scegliendo di dedicarsi con passione ad un progetto del tutto fuori dal comune: un remake shot-for-shot amatoriale.

Un remake scena-per-scena è un rifacimento filmico, identico o molto simile all’originale per inquadrature e durata, ma con interpreti differenti. Il cinema contemporaneo non è nuovo a pratiche di questo genere, per esempio Psyco (Alfred Hitchcock, 1960) di cui viene realizzato un remake da Gus Van Sant nel 1998. O Funny Games (Michael Haneke, 1997), al quale lo stesso regista decide di dare nuova vita con uno shot-for-shot esattamente 10 anni dopo, nel 2007.

Vi state già chiedendo come possa essere possibile ricreare Toy Story, noto per essere stato il primo film d’animazione completamente sviluppato in grafica computerizzata, con interpreti differenti? Presto detto: si può fare passando da quel mondo originariamente fatto di bit alla realtà, con personaggi in carne ed ossa e giocattoli in vera plastica e tessuto.

Il progetto dal nome Toy Story Project parte nel giugno del 2010 dall’idea di due ragazzi: Jonason Pauley e Jesse Perrotta, all’epoca rispettivamente di 17 e 18 anni. Tale progetto viene portato a termine nel gennaio 2013, in due anni e mezzo di impegno e costante ricerca per rendere il prodotto il più fedele possibile all’originale.
In un articolo dell’Huffington Post, Pauley dichiara quanto Toy Story abbia influenzato la sua vita e il suo modo di vedere le cose. Per iniziare a trasferire quel mondo nella vita reale, i due hanno raccolto i giocattoli da amici e parenti. Quelli che non potevano prendere in prestito, li hanno trovati attraverso dei viaggi, altri ancora hanno dovuto costruirli da zero. Sempre amici e parenti hanno avuto un ruolo fondamentale per la riuscita del film, in quanto unendosi al progetto come attori e aiutando a ricreare la camera di Sid e altri ambienti del set, hanno contribuito ad attenuare il costo complessivo del budget per il progetto, che complessivamente è stato inferiore a 1.000 dollari.

Il Live Action Toy Story– questo il titolo del progetto finito – è disponibile in versione integrale sul loro canale Youtube. In meno di una settimana dalla pubblicazione hanno riscontrato un buon successo, superando le sei milioni di visualizzazioni con più di nove mila commenti positivi.
Al temrine dei lavori viene creata anche una pagina Facebook, che ad oggi raccoglie 6.500 “Mi Piace”. Qui, gli stessi autori e produttori del Live Action, pubblicano interviste, aggiornamenti, fotografie e video riguardanti il progetto, creando dunque un altro spazio di condivisione dove ogni utente può vivere e conoscere passo dopo passo l’esperienza di creazione del film amatoriale.

Già dalla prima occhiata al lungometraggio si percepisce un’impronta amatoriale: appare infatti evidente dalle immagini decisamente non in alta definizione, dallo stop-motion a scatti, ma soprattutto dalle corde e i fili di ferro che muovono i giocattoli. Il sonoro invece è rimasto quello della versione originale, i personaggi non sono stati ridoppiati ma mantengono le voci di Tom Hanks (Woody) e Tim Allen (Buzz).
Certo l’amatorialità non si potrà nascondere, ma appare chiara anche un’altra cosa: la cura e l’attenzione ai dettagli. Vi è una fedele ricostruzione degli ambienti, l’utilizzo di giocattoli del merchandising ufficiale, un’attenzione minuziosa di ogni singola collocazione spaziale di persone e oggetti. Oltre, chiaramente, alla fedeltà della durata: il progetto firmato Pauley-Perrotta dura esattamente quanto l’originale, 120 minuti.

Personalmente immagino Jonason Pauley e Jesse Perrotta un po’ come Jerry e Mike, protagonisti del film Be Kind Rewind – Gli acchiappafilm (Michel Gondry, 2007) che dopo aver accidentalmente smagnetizzato tutti i nastri di una videoteca decidono di girare loro stessi una versione amatoriale dei film danneggiati, partendo da Ghostbusters (Ivan Reitman, 1984). I loro film amatoriali ottengono così tanto successo da attirare l’attenzione delle major cinematografiche, che li accusano di aver violato le leggi sul copyright.

La stessa sorte comunque non toccherà al lavoro di Pauley e Perrotta, i quali hanno evitato i danni grazie a una mossa molto saggia: ancor prima di cominciare il progetto, i due ragazzi hanno contattato la Pixar e hanno continuato a tenere aggiornata la compagnia sugli sviluppi del progetto. Infine, riconoscendo l’impossibilità di distribuire il film sui canali ufficiali senza l’autorizzazione della casa di produzione, hanno offerto alla Pixar il loro nuovo Toy Story, suggerendo che potrebbe essere una buona special feature per il film originale. Non hanno ancora ricevuto una risposta ufficiale, ma almeno si sono guadagnati dei Tweet di stima da Lee Unkrick, editor proprio di Toy Story.

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