La chiusura di “Fringe”: questioni di business

di Paola Brembilla

Fringe: J.J. Abrams, science-fiction, atmosfere tra The X-Files e The Twilight Zone, Pacey Witter Joshua Jackson. Quando la serie debutta su FOX, il 9 settembre 2008, il successo sembra annunciato. E infatti il pilota si guadagna 9,13 milioni di telespettatori, con l’ottimo rating del 3,2% nella fascia demografica 18-49, quella più importante per gli sponsor e dunque più redditizia per le reti. I numeri crescono nel secondo episodio, che supera i 13 milioni di telespettatori. Già alla fine dell’ottobre 2008, Fringe è lo show più visto nei 18-49. In breve, un successone di pubblico e critica.


Ora, teniamo presente questi numeri e facciamo un salto temporale di quattro anni, per arrivare agli inizi del 2012: la media di Fringe, alla fine della sua quarta stagione, è di solo 3 milioni di telespettatori. Roba da far impallidire persino Heroes.
I motivi, come sempre accade in questi casi, sono svariati. C’è chi accusa il posizionamento della serie nel cosiddetto Friday Night Death Slot, la “bara” del venerdì sera: nel 2010, infatti, la serie viene spostata dal giovedì al venerdì e quindi messa in diretta competizione con Supernatural (in onda su The CW), regina incontrastata della serata da ormai cinque anni. Ma questo succede a metà della terza stagione, mentre il calo si registra già da un po’. Allora va anche preso in considerazione il prodotto in sé, che passa nella seconda stagione da una narrazione principalmente procedurale e quindi di facile comprensione e accesso, a una trama più complicata, con un running plot che prende il sopravvento e richiede maggiore attenzione da parte del pubblico. In altre parole, finché si trattava solo di risolvere casi sovrannaturali, chiunque poteva seguire Fringe. Ma quando le cose si complicano (troppo), solo i veri fan resistono. Di mezzo, tra l’altro, un clamoroso errore nell’episodio 2×11, in cui compare un agente morto nella 2×4. A quanto pare l’episodio, girato per la prima stagione ma mai trasmesso, è finito nella seconda senza che nessuno degli addetti ai lavori si accorgesse del dettaglio. E la cosa non ha certo giovato alla reputazione della serie.

Alla fine della quarta stagione, è oramai chiaro che gli ascolti non bastano nemmeno più a coprire il deficit di produzione. Il 26 aprile 2012, quindi, l’annuncio ufficiale di FOX: Fringe viene rinnovata per una quinta e ultima stagione di 13 episodi. «Bringing it back for a final 13 allows us to provide the climactic conclusion that passionate and loyal fans deserve», dichiara Kevin Reilly, presidente della divisione Entertainment di Fox. Lo stesso Reilly che, a gennaio, aveva anche detto: «At that rating, on that night [Friday Night Death Slot, N.d.R.], it’s impossible to make money… and we’re not in business of losing money». Insomma, quando si parla di cancellazione, la questione è certamente economica. Ma quando arriva la notizia del rinnovo, il focus viene spostato sui fan, che “meritano” un finale adeguato. Certo il fattore affettivo per chi ci lavora e per chi la segue, è innegabile.
Ma c’è un’altra ragione dietro alla produzione di 13 episodi praticamente in perdita: la syndication. Una volta raggiunto un certo numero di puntate, le repliche di una serie possono essere vendute ad altre emittenti, con ingenti guadagni per i produttori originali (per intenderci, The Sopranos è stata venduta da HBO alla rete basic cable A&E per 2,5 milioni di dollari a episodio. Gli episodi rivenduti sono ottantasei). Per poter arrivare alla soglia dei 100 episodi, e quindi aumentare il valore di mercato della serie nonché il suo prezzo unitario e complessivo, la quinta stagione diviene necessaria. I guadagni dell’ingente syndication vanno quindi alla Warner Bros. Television, che co-produce lo show. By the way: per ottenere un ultimo rinnovo, la Warner ha abbassato la license fee di Fringe, la tassa che FOX paga per il diritto di trasmettere la serie sulle proprie reti. Quindi, in effetti, le spese di FOX per la stagione 5 si sono abbassate notevolmente.

Intanto, però, neanche la previsione di una risoluzione imminente – il finale sarà trasmesso negli USA questa sera, venerdì 18 gennaio – sembra aver risollevato gli ascolti della serie: media di 3 milioni era, media di 3 milioni è rimasta.

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