La Nerd-Economy: potere ai programmatori

di Paola Brembilla

Be nice to nerds. Chances are you’ll end up working for one
Bill Gates

Il 25 ottobre scorso, il blog New Relic pubblica un post in cui “dà in numeri” di quella che definisce la Nerd Economy: si parla di 17 milioni di nerd al mondo, di stipendi annuali e complessivi da 340 miliardi di dollari, di più di 6 miliardi di Red Bull bevute ogni anno. Tutto, se ogni nerd venisse pagato per fare quello che sa fare meglio: programmare. Ma andiamo con ordine.

Tutto nasce da un articolo di Marc Andreesen (cito da Wikipedia :«American entrepreneur, investor, software engineer, and multi-millionaire») che il Wall Street Journal pubblica online il 20 agosto 2011. In breve, Mr. Andreesen invita i suoi colleghi imprenditori a investire nelle software companies, sostenendo che con bassi costi di start-up e un mercato di servizi online in costante espansione, si arriverà presto a un’economia globale che per la prima volta sarà interamente digitalizzata. Qualche esempio? Amazon, Netflix, Hulu, iTunes, Pandora, Spotify. Tutte compagnie che hanno fatto affari con la digitalizzazione dell’intrattenimento, dimostrando che la pirateria non è altro che il risultato di un fallimento del mercato, di una falla nel sistema che può essere riparata. E ancora, le compagnie di entertainment che oggi si stanno dimostrando più redditizie sono quelle di videogame e in particolare di gaming online. Come la compagnia che ha creato FarmVille, Zynga, che in un anno ha visto raddoppiare il suo fatturato. Per non parlare di Rovio e del suo Angry Birds franchise. Tornando al mondo “fisico”, Andressen sottolinea come anche questo sia oramai indissolubilmente intergrato al software, basti pensare alle automobili: GPS, control safety features, intrattenimento a bordo, etc. Lev Manovich in questo momento starà agitando l’indice contro chiunque incontri, affermando fieramente: «L’avevo scritto prima io!». Sì, ma l’articolo di un multimilionario sul WSJ, lo legge più gente. Soprattutto se conclude dicendo: «That’s the big opportunity. I know where I’m putting my money». Come non dargli retta se avete milioni di dollari da spendere?

Certo, c’è anche da considerare che Mr. Andreseen, fondatore di compagnie di software e piattaforme di social networking, è ora nel consiglio d’amministrazione di Facebook, eBay ed HP. Dal suo articolo risulta quindi chiaro l’intento di infondere fiducia ai mercati, elemento che risulta una sorta di moneta corrente. Senza contare poi la generale sfiducia delle borse in questo settore, soprattutto a causa della bolla del Dot Com scoppiata tra la fine degli anni ’90 e l’inizio del 2000.

Nerd-economie-2

Comunque, sul blog New Relic, l’articolo di Andreesen dà il via a una serie di post su quella che viene battezzata Nerd Economy. Sempre in breve, qui e qui, gli autori chiamano a raccolta «those nerds that code». I programmatori, insomma. Non quelli “ufficiali”, ma quelli che stanno lì, magari invece di fare i compiti, a realizzare app che finiscono con il renderci la vita più piacevole. Quelli che prima di tutto sono anche user e che quindi conoscono l’importanza di design e user experience. Non c’è termine migliore: i nerds.
Questo è il loro momento. Questa potrebbe essere la loro rivincita.

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