Dexter, l’eleganza del male

di Antonino Ingrà

Mi ritrovo a scrivere qualche riga dopo la visione dell’ultimo episodio della settima stagione. Il motivo che mi spinge a farlo è cercare di contrastare un’idea generale che sta prendendo piede su un prodotto che reputo di qualità: Dexter.

dexter

Una breve introduzione per chi non ha mai seguito la serie è doverosa: Dexter Morgan – come ogni supereroe che si rispetti – ha una doppia vita: esperto forense della polizia scientifica di Miami, specializzato nell’analisi delle tracce di sangue, di giorno; e serial killer di notte – e costantemente nei suoi pensieri. In sostanza rappresenta un ossimoro: dà la caccia ai criminali ma è egli stesso un criminale. Questa doppia vita è giustificata da un trauma subito: sua madre è stata uccisa davanti i suoi occhi quando lui era ancora piccolo. Il sangue è il suo mestiere, ma anche la sua esigenza. Uccidere è per lui un piacere, ma ha delle regole: uccide solo chi merita di morire, ovvero chi a sua volta si è macchiato le mani di sangue. L’eroe di questa serie è dunque allo stesso tempo vittima e mostro, inevitabilmente buono e cattivo, e lo spettatore medio non può fare altro che tifare per lui.

Navigando su YouTube mi è capitato di ascoltare varie opinioni di alcune web celebrity, tra cui Pallonw e Yotobi su questa serie tv. Le loro opinioni, pur sottolineando un’evidente affezione e fedeltà al prodotto, si possono riassumere con poche frasi: Dexter ha fatto irruzione nel piccolo schermo con due prime stagioni originali e di grande qualità, ma una stagione dopo l’altra ha perso la sua ondata rivoluzionaria, scandendo in una serie di banalità e/o situazioni incoerenti. E’ chiaro che ognuno di loro ha dato una propria interpretazione della serie, e ogni punto di vista è pienamente rispettabile, ma prenderò le loro parole per esemplificare l’idea base di una porzione di spettatori.

Tralasciando il finale emozionante della settima stagione, le ultime stagioni di Dexter si distinguono dalle precedenti in quanto vi è un’evoluzione del protagonista. Se gli sceneggiatori avessero deciso di mantenere il personaggio di Dexter come il solito e macchinoso serial killer senza sentimenti avrebbero rischiato col tempo di annoiare gli spettatori che, dopo le prime stagioni, avrebbero potuto scegliere di abbandonare il prodotto. Invece, come spesso succede nelle recenti produzioni seriali, è stata intrapresa la strada più ovvia, ovvero inserire nel serial il “Fattore Soap Opera” – termine volutamente preso in prestito da un altro youtuber, Aldo Jones.
La piega intrapresa nelle ultime stagioni è incentrata sui sentimenti. Sono questi che lentamente si sono insidiati all’interno della serie e hanno spinto il nostro protagonista ad andare oltre, a mettersi in discussione e ancora una volta a cercare il proprio io.

Dexter è diventato dunque padre di Harrison, ha perso la sua amata Rita, e sua sorella – non biologica – Deb sta cominciando a provare dei sentimenti nei suoi confronti. In tutto questo, tra un cattivo di stagione e l’altro, e tra un incontro femminile e l’altro, Dexter riesce a proseguire il suo atipico hobby, quello di dare la caccia al male mantenendosi fedele al suo codice. Ma gli intrecci e le caratteristiche dei personaggi proposti rimangono sempre di qualità alta, come fossero tasselli di un puzzle dalle sagome perfette che riescono ad incastrarsi senza troppe difficoltà.

Il cattivo della settima stagione, Isaak Sirko – tanto per citarne uno, ma non è l’unico esempio che si potrebbe fare – è un personaggio di grande spessore e nettamente speculare a Dexter. Si muove senza troppi indugi in un mondo fatto di proprie regole, e come Dexter riesce sempre ad ottenere quel che vuole. Ma anche Isaak ha il suo tallone d’Achille, i sui sentimenti, la sua vita segreta. Il suo odio nei confronti di Dexter è motivato dal fatto che ha ucciso l’amore della sua vita, Viktor Baskov. Sotto il suo aspetto rude, la sua fisicità imponente e il ruolo di potere che ricopriva, Isaak era innamorato di un uomo e quest’uomo è stato ucciso da Dexter, come Rita fu uccisa da Trinity. Isaak dunque è un cattivo, ma possiede anche alcune caratteristiche tipiche dei buoni, un livello etico che tende a somigliare in qualche modo al codice del nostro eroe.

In Dexter niente è come appare, nessuno è realmente buono come nessuno è realmente cattivo. Vorrei puntare l’attenzione su questa dicotomia tra bene e male. La serie televisiva Lost ci aveva abituati ad una netta distinzione tra bene e male, nonostante infrangesse spesso le stesse regole che propinava. Iconograficamente parlando, il bene in Lost era rappresentato dal colore bianco, il male invece era di colore nero. Come se tutto fosse costruito, e faccio riferimento soprattutto all’ultima stagione, in modo da apparire come una grande partita di Backgammon, una sfida tra fratelli/rivali. E’ chiaro che non è l’unica serie ad adottare questo cliché.

In Dexter invece vi è la tendenza opposta: è nel bianco, da sempre sinonimo di purezza e candore, che si nasconde il male; nel nero invece il bene, o comunque la ricerca della verità. Basta pensare alle peculiarità etniche dei protagonisti. Dexter Morgan ha il colore della pelle molto chiara, così come gli abiti che indossa – spesso una camicia rosa o color pastello e un pantalone beige. La sua quotidiana eleganza, seppur minimale, tende a stridere con la sua vera natura. Dexter sa bene che apparire ha la sua fetta di importanza.

Se Dexter è il bianco, chi sta dall’altra parte? I veri buoni, ovviamente, sono James Doakes e Maria LaGuerta. Il nero è rappresentato dalla loro carnagione afroamericana. Sono loro che rappresentano nella serie la vera ricerca di giustizia. Una giustizia leale, seguendo le regole che la legge impone e non un codice etico personale. Ma in Dexter avviene una cosa particolare: il nero è sì il bene, ma al tempo stesso è il male per Dexter. Prima Doakes e poi LaGuerta nel loro tentativo di portare a galla la verità mettono i bastoni tra le ruote al nostro protagonista, risultando così poco simpatici agli occhi degli spettatori.

Concludo con una cosa che è sotto gli occhi di tutti: la vera protagonista della settima stagione è Debra Morgan. Il suo personaggio è cresciuto in un modo radicale e anche i suoi valori etici e morali si sono modellati intorno alle esigenze del fratello. L’amore di Deb verso Dexter magari non collimerà mai in qualcosa di concreto, ma Dexter appartiene già a Deb, farebbe qualunque cosa per sua sorella e in questa stagione viene dimostrato in varie occasioni.

L’ottava stagione sarà ufficiosamente l’ultima per Dexter, e già avverto un senso di nostalgia. Cosa si inventeranno gli sceneggiatori per concludere la serie? Non ci resta che attendere, e magari sperare che la Showtime cambi idea, confermando questo prodotto per qualche altra stagione.

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