La rivincita dei bootleg: “Springsteen and I”

di Paola Brembilla

BOOTLEG, secondo l’Oxford Dictionary:
adjective – (of alcoholic drink or a recording) made, distributed, or sold illegally
verb – (bootlegs, bootlegging, bootlegged) make, distribute, or sell (alcoholic drink or a recording) illegally
noun – an illegal musical recording, especially one made at a concert.
Origin: late 19th century: from the smugglers’ practice of concealing bottles in their boots

Ogni amante della buona musica dovrebbe sapere benissimo di cosa si tratta, ma chiariamo comunque le cose: in ambito musicale, i bootleg sono registrazioni audio o audio-video di performance live, poi distribuite sul “mercato” (non certo quello di iTunes o della Media World) senza l’autorizzazione del detentore del copyright. Può trattarsi di un semplice scambio tra fans, ma anche di un vero e proprio commercio quando questi bootleg diventano rarità e pezzi da collezione. Quindi, dai contrabbandieri del XIX secolo che nascondevano fiaschette di liquore nei loro stivali, siamo arrivati ai contrabbandieri contemporanei di live music.Ma visto che in casi come questi l’adattamento è l’arma migliore, un crescente numero di artisti ha deciso di incoraggiare queste registrazioni del pubblico, dai Grateful Dead ai Nine Inch Nails. Alcuni bootleg sono stati legalizzati in seguito, come certi album live dei Beatles, di Bob Dylan o dei Pink Floyd. Altri artisti hanno invece deciso di controllare direttamente questo mercato, come i Pearl Jam che nel 2000 hanno messo in vendita le registrazioni di tutte le date del loro tour.

Cambiamo un attimo discorso e parliamo di crowdsourcing. Avete presente Life in a Day? Ecco, quella è un’opera crowdsourced, cioè un film realizzato attraverso il contributo di più utenti, coordinati in questo caso da un iniziativa dei registi Kevin McDonald e Ridley Scott. Nel 2010 i due lanciano una campagna Web in cui invitano il mondo a caricare su YouTube un video girato rigorosamente il 24 luglio 2010, una registrazione che semplicemente mostri dei “pezzi” di vita. I due (e chi con loro) ne selezionano alcuni, li montano e ne fanno un lungometraggio che racconta un giorno di vita sulla Terra. Il risultato è un film da 94 minuti e 80.000 clip da 192 Paesi, selezionate da 4.500 ore di materiale.
Life in a Day, disponibile interamente su YouTube, ha fatto storia. Una storia che ora si ripete ora con Bruce Springsteen. E qui torniamo ai bootleg.

springsteen_crowd

L’iniziativa è dello stesso team produttivo: Ridley Scott, Black Dog Films e Scott Free London. L’invito è a caricare sul sito Sprinsgteen & I (attivo dal 14 al 29 novembre, la durata della campagna) del materiale che racconti la propria esperienza, la propria vita con e sulle note di Bruce Springsteen. La libertà sul tipo di materiale è assoluta: possono essere homemade video, photostreams, oppure… registrazioni dai concerti. Quelle che in teoria sarebbero proibite (si veda l’indicazione sui biglietti o fuori dagli stadi e dai luoghi preposti) ma che, a volte, danno vita a bootleg leggendari. Il risultato sarà un film-documentario che verrà distribuito nelle sale di tutto il mondo nel 2013.

In un mercato che richiede sempre più nuovi modelli produttivi e distributivi, ancora una volta adattarsi paga più combattere ciecamente. I consumatori diventano risorsa e forza lavoro. I prodotti tradizionalmente considerati “illegali”, non solo vengono incorporati nel canone ufficiale, ma arrivano a costituirne uno nuovo.
Come dice il Boss, «Keep pushing ‘til it’s understood and these badlands start treatin’ us good».

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One thought on “La rivincita dei bootleg: “Springsteen and I”

  1. Mi piacciono parecchio queste nuove forme di produzione. E’ chiaro che, da una parte permettono ai fans di essere attivi/produttivi in modo da farli sentire protagonisti di un progetto, dall’altra parte questo contribuiscono alla fidelizzazione verso un artista o un film. Mi spiego meglio: se io facessi la comparsa in un film sarei più propenso all’acquisto del DVD, a prescindere dalla qualità del medesimo. Probabilmente per conservare il ricordo di un’esperienza vissuta. Dunque, credo che l’azione di queste nuove produzioni, in un certo senso, sia volta a garantirsi una fetta sicura di acquirenti.

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