“True Blood”, Miso e la virtualità aumentata

di Paola Brembilla

Pochi giorni fa è stato pubblicato il nuovo rapporto quadrimestrale di Nielsen, la compagnia statunitense che si occupa di misurazione dell’audience telelevisiva. Il cross-platform report – che si riferisce al secondo quadrimestre 2012 – riassume il trend del momento nel titolo del paragrafo iniziale: Who Said You Can’t Do It All?. In breve, secondo Nielsen, almeno una volta al giorno il 40% degli americani usa un tablet o uno smartphone mentre guarda la televisione.Tv Everywhere

Certo ci sarà anche chi, quello smartphone o quel tablet, lo usa per farsi i fatti suoi perché in realtà non sta seguendo un granché – fino a pochi minuti fa io stavo giocando a Angry Birds Star Wars davanti alla televisione accesa su un caso umano di Barbara D’Urso. Mi capirete. Ma ci sarà anche chi quei dispositivi li sta utilizzando per espandere e migliorare la propria esperienza di fruizione. Due esempi mi vengono subito in mente: True Blood e Miso.

Durante la trasmissione ufficiale su HBO dell’ultimo episodio della quinta stagione di True Blood, i possessori di HBO Go – una app che permettere di ricevere i programmi dell’emittente anche su tutti dispositivi portatili dell’utente – hanno ricevuto una bella sorpresa: un finale esteso e interattivo. Esteso perché viene mostrata una clip esclusiva che apre le porte a una nuova linea narrativa per la stagione 6. Interattivo perché, toccando la finestrella Show Interactive Features che compare in fondo allo schermo, è possibile vedere ciò che non viene mostrato in televisione, entrando per esempio nella testa di uno dei protagonisti per scoprire a cosa sta pensando.

Veniamo a Miso. Miso è un sito di social TV in cui è possibile fare il check-in di ogni prodotto visto, dai film alle serie passando per gli eventi sportivi. Sì, una sorta di Four Square della televisione. Da qualche tempo, Miso ha aggiunto due funzioni a quella basilare del sito: i SideShow e Quips. I primi sono dei veri e propri “show collaterali” creati dagli utenti. Facendoli partire durante la visione di un episodio, è possibile avere informazioni aggiuntive minuto per minuto (dove ho già visto quell’attore? Me lo dicono loro), partecipare a sondaggi, scoprire il making of di una scena. Per quanto riguarda Quips, il blog di Miso lo descrive perfettamente: «Quips makes you feel like you are sitting right next to your friends on the couch when that hilarious moment on TV comes on and you’re all pointing to the screen saying “Can you believe that just happened?!” Maybe you watched the show with them. Maybe you didn’t – doesn’t matter because with Quips you can start a conversation about almost anything you watch at any time». Insomma, fate sapere a tutti che quella scena vi ha fatto rotolare per terra dalle risate pubblicandone uno snapshot su tutti i vostri social network.

In questi casi e molti altri, più che di realtà aumentata parliamo allora di virtualità aumentata. Gli schermi si moltiplicano, il contenuto si dirama e certe abilità di multitasking diventano la nuova frontiera del telespettatore contemporaneo. E a quelli che continuano a sostenere che la televisione sia morta (come in fondo tutti i medium prima di lei, no?), regalerei un abbonamento a HBO Go.

PS: una domanda mi sorge spontanea. Come possiamo definire adesso lo schermo del televisore, visto che non è il più piccolo in circolazione? “Medio schermo”?

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5 thoughts on ““True Blood”, Miso e la virtualità aumentata

  1. Pingback: Lasciatemi guardare la televisione | Feelmaking

  2. A me capita spesso, dopo una visione particolarmente interessante, di navigare sul web in cerca di informazioni varie sul prodotto. Mi capita di cercare delle soundtrack che mi hanno colpito oppure vado a curiosare sulla filmografia degli attori e del regista. Non ho mai utilizzato MISO, ma ho l’impressione che questo abbia lo svantaggio di far distrarre dal prodotto, mi sbaglio? Preferisco pensare che sia meglio spegnere i cellulari durante una fruizione, come di norma si fa andando al cinema.

    • Io Miso lo utilizzo solo per i check-in, i sideshow li guardo raramente. Però credo che iniziative di questo tipo non siano dirette a fruitori distratti, anzi. Solo chi è in cerca di un vero approfondimento li usa costantemente.
      Ti faccio un esempio: ci sono alcune serie che guardo per riempire il tempo o per avere un sottofondo mentre faccio altro, tipo asciugarmi i capelli. Quella è una fruizione distratta. Per altre serie invece la mia attenzione sale a limiti storici e, in quel caso, cerco anche di prolungare e approfondire la mia esperienza con tutti questi meccanismi di “virtualità aumentata”, contemporaneamente alla visione (per quanto possibile) o dopo, come nel caso del finale di True Blood. Che poi il risultato possa essere una distrazione dal prodotto d’origine, su questo concordiamo. Ma poco male, il palinsesto non esiste più e possiamo rivederlo quando ci pare…

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